Ricordo di Pasquale Mazzarella

di Valeria Sorge


Il testo che qui riportiamo è stato letto da Valeria Sorge il 22 settembre 2006 a Catania, in apertura dei lavori del XVI convegno della Società  Italiana per lo Studio del Pensiero Medievale (SISPM).


E' con profonda emozione che proprio qui a Catania, mi tocca esprimere questa breve memoria di Pasquale Mazzarella, spentosi a Napoli il 3 settembre: Catania, quasi sua seconda patria, città  particolarmente amata che riaffiorava sovente con struggente rimpianto in un clima di ricordi pervaso da una sottile nostalgia, perché legato agli anni della giovinezza.


Formatosi alla Facoltà  di Lettere dell'Università  di Napoli II alla fine degli anni 40, Pasquale Mazzarella visse il momento fondamentale della crisi e della profonda trasformazione dei paradigmi teoretici proposti dall'attualismo gentiliano e dallo storicismo crociano, in uno dei periodi pi๠vivi, forse, della storia dell'Ateneo federiciano; di indiscutibile importanza per la comprensione del suo pensiero va, infatti, sottolineato il fascino che su di lui hanno esercitato in questa prima intensa fase  personalità  dal  profondo e indiscusso prestigio intellettuale, quali Girolamo Arnaldi, Ernesto Pontieri, Vittorio de Falco, Giuseppe Toffanin, Salvatore Battaglia, Antonio Aliotta, e Cleto Carbonara. Volle poi seguire qui a Catania il suo amato maestro Carmelo Ottaviano al quale nel 1961 dedicಠuno significativo saggio e in cui è espresso, in conclusione, quasi l'esergo del suo pensare sulla scia dell'exemplum tomistico, «ubi est humilitas, ibi est sapientia»: «l'umiltà , intesa come coscienza del proprio limite insuperabile, è la virt๠propria dell'uomo, che non si esalta nella volontà  di potenza, ma invece si umilia nel riconoscimento di Dio per raggiungere quella felicità , senza la quale il suo cuore erra, inquieto e senza pace» (P. Mazzarella, Tra finito e infinito. Saggio sul pensiero di Carmelo Ottaviano, Padova, 1961, p.158)


Se dalla lezione di Aliotta e Carbonara Pasquale Mazzarella certamente attinse le forti motivazioni della rigorosa critica all'idealismo, costruita sulla negazione della ragione dialettica come ragione puramente logica, fu perಠproprio al rigoroso magistero di Ottaviano che egli si ispirà²;  in particolare ebbe come principio guida la sua concezione densa e drammatica di quella Metafisica dell'essere parziale, inverata e completata dalla successiva Critica dell'idealismo, che gli consentirono di avviare un' incessante ricerca dei capisaldi di un  umanesimo integrale.  Sarà  infatti proprio la rivendicazione della «strutturale finitezza dell'individuo», la «limitazione del suo stesso essere» a spingere Pasquale Mazzarella   sul terreno della considerazione della tragicità  del reale che si fa perಠimmediatamente principio soteriologico attraverso la mediazione del cristocentrismo.

A Catania fu per ben dieci anni assistente del suo maestro fino al 1966, insegnಠpoi alcuni anni nei Licei come ordinario di Storia e Filosofia, per conseguire contemporaneamente la libera docenza e vincere il concorso a cattedra nel 1976; chiamato subito all'Università  di Padova, si trovಠsignificativamente in rapporto con la complessa eredità  delle configurazioni teoretiche e metodologiche derivanti dal personalismo di Luigi Stefanini e dalla metafisica dell'esperienza  di Marino Gentile. Richiamato subito dopo nella sua Università , insegnಠa Napoli  ininterrottamente per pi๠di vent'anni, legando la sua vita alla vita della Facoltà  di Lettere, nella totale ed esemplare dedizione all'insegnamento che  impartì dalla cattedra di Storia della Filosofia medievale: insegnamento, peraltro, caratterizzato dall'assiduità  costante alle lezioni, vissute come  la naturale continuazione della sua attività  di studioso, che gli consentiva di portare in aula quegli stessi «massimi problemi» (per usare una ben nota espressione di Bernardino Varisco che amava spesso ricordare) della storia della teologia e della filosofia medievale, che lo tenevano impegnato al suo tavolo di lavoro. Né per lui la lezione ha mai rappresentato  un puro modulo didattico, ma il mezzo pi๠pregnante di una costruttiva comunicazione di teoria e di metodo proseguendo negli incontri personali con i suoi allievi. La didattica, per lui, rappresentava non solo un vivo esempio di severa acribia filologica, resa possibile dalla quotidiana consuetudine con i classici, ma soprattutto l'espressione di una ben precisa fisionomia d'interprete e di maestro.

In realtà  la sua stessa pratica della storiografia filosofica, profondamente critica nei confronti delle categorie che erano state dell'idealismo, era costruita su un evidente circolo ermeneutico aperto tra la filosofia come sapienza dell'uomo ed il recupero di quell'integrale antropologia - e qui si rende evidente la profonda lezione di Giuseppe Toffanin – che non confina mai il pensiero in un «mondo di carta», come egli stesso amava ripetere spesso a lezione usando l'espressione di Galileo contro il dogmatismo della filosofia delle scuole, (anche la stessa neoscolastica, con i suoi variegati indirizzi).

Così già  l'incontro giovanile con il pensiero di Scoto, cui dedica il primo importante saggio, sollecita in Pasquale Mazzarella l'istanza e la necessità  di rintracciare le ragioni e i modi del creativo differenziarsi dell'esperienza spirituale della sapientia cristiana; ma la consapevole fondazione metafisica del suo pensiero, incessantemente risolventesi nell'apertura attiva e dinamica all'orizzonte ontologico ed etico, si rende evidenti in tutti i suoi grandi saggi di storiografia da quello su Anselmo d'Aosta, a Matteo d'Acquasparta a Teodorico di Freiberg, agli innumerevoli contributi sul suo  amatissimo Tommaso d'Aquino, condotti con un'assoluta padronanza dei testi e una conoscenza minuta  e paziente della letteratura critica. Un motivo continuamente ricorrente nei saggi, è rappresentato, infatti, dall'attenzione rivolta al tema della fondazione antropologica del conoscere, come preliminare condizione per l'ascesa ad una realtà  metafisica e premessa ad una teologia fondata su basi ontologiche. Siamo dunque nell'ambito di un'antropologia metafisica che ribadisce, con la necessità  del momento fondativo, la trascendenza dell'Essere, e ciಠconduce Pasquale Mazzarella a scoprire tra i vari autori da lui studiati una singolare complementarità  ideologica: quella cioè fondata sulle ragioni eterne del platonismo - anche in Tommaso, in quegli stessi anni considerato prevalantemente ancora un aristotelico - e dunque sulla ricerca della relazione speculativa tra uno e molti, naturalmente nell'ambito dei motivi forti del finalismo esemplaristico cristiano. Il fatto è che Pasquale Mazzarella, considerando la storia della filosofia come immanente alla stessa filosofia, si mostrava profondissimo nell'identificare gli snodi fondamentali del pensiero medievale da cui molti sentieri della filosofia moderna avevano tratto linfa vitale, e tutto ciಠsi rifletteva sapientemente nei suoi corsi universitari, rinnovando in noi allievi il piacere ed il gusto dell'accostamento ai classici di ogni tempo. Tutto ciಠmai contravvenendo a quell'eccesso di riserbo, che era la misura pi๠autentica del suo carattere schivo e riservato al contempo, sobrio e severo, espressione di quella rettitudine morale fondata sulla lezione di saggezza e di fede nei valori dello spirito, lungamente attinta dalla meditazione dei testi antichi.

Io credo che sia soprattutto nella rigorosa autenticità  ed eticità  di questo percorso di vita e di ricerca ciಠche personalmente devo a Pasquale Mazzarella, oltre che indiscutibilmente l'immensa gratitudine per avere influenzato, se non determinato, la mia vita. Mi sia consentito infine di esprimere tutta la mia commozione in questa circostanza, insieme con gli amici e colleghi della Società  di cui fu tra i soci fondatori, commozione fatta di nostalgia del passato ma confortata   dalla stima, dalla devozione e dall'affetto che tutti nutriamo per un amico e un maestro della medievistica italiana.

 


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