H ildegard von Bingen: la visione del creato
. Profetessa,filosofa, scienziata
. Il visibile e l'invisibile
. Le forze vitali del mondo
. Bibliografia
di Michela Pereira
html di Francesco Di Pietro
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Micrologus.Natura, scienze e società  medioevali: http://www.sismelfirenze.it/micrologus/

  I ldegarda di Bingen (1098-1179) è una delle scrittrici medievali più famose: filosofa, scienziata, poetessa e musicista, questa figlia della piccola nobiltà  tedesca, cresciuta in un monastero benedettino della regione del Reno ha lasciato importanti opere che toccano tematiche teologiche e filosofiche, naturalistiche e mediche. Tre di esse, le più imponenti e, oggi, le più famose, sono scritte nello stile delle ‘rivelazioni’ profetiche: si tratta del Liber Scivias(scritto fra il 1147 e il 1151), del Liber vitae meritorum(1158-1163) e del Liber divinorum operum (1163-1174). L’opera naturalistica, tradizionalmente suddivisa in due libri, Physica (o Liber simplicis medicinae) e Liber causae et curae (o Liber compositae medicinae), è in realtà  nominata da Ildegarda nel prologo del Liber vitae meritorum con un unico titolo, Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum, ed è stata composta negli anni 1151-1158. A questo periodo risalgono anche gli altri scritti, fra i quali spiccano le liriche di contenuto religioso (Symphonia harmoniae revelationum caelestium). Ildegarda componeva anche le musiche per i suoi poemi (esiste oggi una ricca discografia ildegardiana), e scrisse un lavoro teatrale, l’Ordo virtutum.

La Vita, che riporta anche alcuni passi autobiografici, racconta che fin da piccola Ildegarda ebbe l’esperienza di involontarie ‘visioni’, accompagnate da dolorose infermità  fisiche; solo dopo che la materna autorevolezza della maestra delle monache, Giuditta di Spanheim, la ebbe aiutata ad accettare tali esperienze queste vennero da lei riconosciute come sorgente trans-personale di una conoscenza profetica di cui essa si riconosceva portatrice per il bene dell’umanità . L’ossatura portante di questo sapere era costituita dalla storia biblica della salvezza e dalla lettura dei ‘segni dei tempi’, finalizzata ad una riforma della società  cristiana del suo tempo.

Quando il carattere ‘profetico’ delle sue visioni venne riconosciuto dai due personaggi più eminenti della Chiesa del suo tempo, Bernardo da Chiaravalle e il papa Eugenio III, Ildegarda aveva già  superato i quarant’anni: ma è proprio da quel momento che ebbe inizio la sua impressionante attività  di scrittrice, di consigliera, di organizzatrice della vita monastica, testimoniata, oltre che dalle opere, da un ampio epistolario. Si procurà un collaboratore, Volmaro, che sarebbe rimasto con lei per moltissimi anni, coadiuvandola nella scrittura delle sue opere. Staccatasi dal monastero di Disibodenberg con le monache di cui era divenuta maestra, dette vita - dietro l’impulso di una visione - alla fondazione di Rupertsberg, che resse come badessa. Le sue liriche, la musica, il teatro, così come alcuni scritti minori sono essenzialmente legate allo svolgersi dell’anno liturgico e agli usi della vita comunitaria, segnata anche da eventi dolorosi: il distacco di una giovane monaca, Riccarda von Stade, che Ildegarda aveva particolarmente amato; l’interdetto che il suo monastero subì, per aver sepolto nel proprio cimitero un giovane nobile scomunicato. Episodi come questi rivelano l’intreccio fra vita monastica e politiche nobiliari, mostrando che all’epoca di Ildegarda vivere in un monastero non equivaleva a ritirarsi dal mondo, ma significava occupare un ruolo sociale ben determinato, importante, accessibile anche a una donna, che poteva in esso ottenere cultura e potere.

Di questi Ildegarda si servì per proporre una visione della natura in cui gli elementi salienti della cultura scientifica del suo tempo si accompagnano alla sua capacità  di percepire e mettere in parole la forza della creazione operante negli esseri viventi. Nel complesso possiamo definire il suo pensiero cosmologico e naturalistico come una sintesi originale del sapere tradizionale e di una conoscenza intuitiva della realtà , animata dal senso della perfezione dell’opera divina.
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