In ricordo di Alfonso Maierù

di Massimiliano Lenzi
 

 

Un anno fa, il 2 settembre 2011, è scomparso Alfonso Maierù, professore emerito di Storia della filosofia medievale della ‘Sapienza’, Università di Roma. Nato a Paludi, in provincia di Cosenza, il 1° aprile 1939, Maierù aveva conseguito nel ’57 la maturità classica al Liceo-ginnasio statale di Rossano Calabro e si era trasferito a Roma per compiervi gli studi universitari, laureandosi in filosofia il 27 novembre del 1963. Titolare di cattedra nella scuola secondaria dal 1966 al 1975, ma esonerato presto dal servizio per attendere ad attività di ricerca presso il CNR (1970-1973) e successivamente presso l’Istituto storico per il medioevo come alunno della Scuola storica nazionale (1974-1975), Maierù aveva iniziato la carriera universitaria come assistente volontario all’Università di Roma (1966-1975), proseguendola come professore incaricato di Storia della filosofia medievale alla Facoltà di Magistero dell’Università di Lecce (1970-1975) e all’Istituto Universitario Orientale di Napoli (1974-1975). Vincitore di concorso per il medesimo insegnamento (1975), Maierù era stato assegnato in ruolo come professore straordinario il 1° novembre 1975 presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Lecce, per poi essere definitivamente chiamato a coprire la cattedra di Storia della filosofia medievale presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Roma il 1° ottobre 1977, ad un anno esatto dalla conferma in ruolo (1° ottobre 1978) e dopo avervi tenuto lo stesso insegnamento, per incarico, nel 1976-1977. A Roma, Maierù ha insegnato fino al 2011 (dal 2010 in qualità di emerito e come titolare di un affidamento), ricoprendo anche il ruolo di direttore del Dipartimento di studi filosofici ed epistemologici (1992-1995) e di presidente del Corso di laurea in filosofia (1997-2000). E con tale incarico istituzionale ha contribuito non solo alla costituzione, nel 2001 e prima in Italia, della Facoltà di filosofia, ma si è anche battuto in difesa della posizione della Storia della filosofia e della filosofia medievale nei programmi scolastici e universitari come coordinatore nazionale dei corsi di laurea in filosofia.

Formatosi alla scuola di Tullio Gregory e nell’assidua frequentazione dell’Istituto della Enciclopedia Italiana e del Lessico Intellettuale Europeo (una Scuola, poi Istituto, che nata nel 1964 da un progetto elaborato dallo stesso Gregory e da Tullio De Mauro, si fondava sulla convinzione che l’analisi e la ricostruzione storica delle terminologie e in particolare del latino scolastico tardomedievale e moderno potessero costituire un accesso privilegiato alla storia delle idee e alla complessità delle loro tradizioni, e su queste basi favoriva con borse di studio i progetti dei giovani ricercatori), Maierù prende le mosse nella sua attività scientifica dallo studio del pensiero logico di Guglielmo Heytesbury (Il problema della verità nelle opere di Guglielmo Heytesbury, in «Studi medievali», 3a serie, 7 [1966], pp. 40-74; Il «Tractatus de sensu composito et diviso» di Guglielmo Heytesbury, in «Rivista critica di storia della filosofia», 21 [1966], pp. 243-263) e Riccardo Billingham (Lo «Speculum puerorum sive Terminus est in quem» di Riccardo Billingham, in «Studi medievali», 3a serie, 10 [1969], pp. 297-397), e dalla preparazione di numerose voci della Enciclopedia Dantesca (6 voll., Roma 1970-1976) che sono all’origine di un interesse per Dante manifestato soprattutto nell’attività didattica e seminariale (cfr. però Sull’epistemologia di Dante, in Dante e la scienza, ed. P. Boyde, V. Russo, Ravenna 1995, pp. 157-172; Dante di fronte alla Fisica e alla Metafisica, in Le culture di Dante. Studi in onore di Robert Hollander, ed. M. Picone et alii, Firenze 2004, pp. 127-149). Degli stessi anni, è il progetto di un lavoro di ampio respiro, che analizzi la terminologia logica medievale attraverso una ricostruzione storica delle sue origini e del suo progressivo sviluppo tardoscolastico. La sua realizzazione, che matura con la pubblicazione del ponderoso e imprescindibile Terminologia logica della tarda scolastica (Roma 1972), costituisce il principio di una ricchissima produzione di studi di logica e semantica medievale e di alcune iniziative scientifiche ed editoriali, come l’avvio delle attività di ricerca del gruppo Murst 40% Fonti per la storia della logica nell’età medievale e moderna, di cui è coordinatore dal 1985 al 1996, e l’attiva partecipazione agli «European Symposia on Medieval Logic and Semantics», di cui organizza il V (English Logic in Italy in the 14th and 15th Centuries. Acts of the 5th European Symposium on Medieval Logic and Semantics – Rome 10-14 November 1980, ed. A. Maierù, Napoli 1982) e, con Luisa Valente, il XIV (Medieval Theories on Assertive and non-Assertive Language. Acts of the 14th European Symposium on Medieval Logic and Semantics. Rome, June 11-15, 2002, ed. A. Maierù,  L. Valente, Firenze 2004). Varie le tematiche e le questioni affrontate in questi studi, studi tra i quali si possono ricordare quelli dedicati al problema del significato (Il problema del significato nella «Logica» di Pietro da Mantova, in Antiqui und Moderni. Traditionsbewußtsein und Fortschrittbewußtsein im späten Mittelalter, hrsg. Albert Zimmermann, Berlin-New York 1974, pp. 155-170; «Significatio» et «connotatio» chez Buridan, in The logic of John Buridan, ed. Jan Pinborg, Copenhagen 1976, pp. 101-114) e alla teoria del segno («Signum» dans la culture médiévale, in Sprache und Erkenntnis im Mittelalter, hrsg. W. Kluxen et alii, Berlin-New York 1981, pp. 51-72); quelli consacrati alla dottrina tardo medievale del linguggio mentale (Il linguaggio mentale tra logica e grammatica nel medioevo: il contesto di Ockham, in Momenti di storia della logica e di storia della filosofia, ed. C. Guetti, R. Pujia, Roma 1996, pp. 69-94;  Mental Language and Italian Scholasticism in the Fourteenth and Fifteenth Centuries, in John Buridan and Beyond. Topics in the Language Sciences, 1300-1700, ed. R. L. Friedman, S. Ebbesen, Copenhagen 2004,  pp. 33-67), e quelli più recenti intitolati alla questione terminologica della suppositio vaga (Sur la suppositio uaga au XIIIe siècle, in Les innovations du vocabulaire latin à la fin du moyen âge, éd. O. Weijers et alii, Turnhout 2010, pp. 21-35; Individuum vagum. L’influenza di Avicenna in un commento a Porfirio della prima metà del secolo XIII, in Mots médiévaux offerts à Ruedi Imbach, éd. I. Atucha et alii, Porto 2011, pp. 353-364). Il suo interesse per il pensiero logico e semantico lo conduce poi ad occuparsi, con alcune trattazioni di insieme, di dialettica (La dialettica, in Lo spazio letterario del Medioevo, vol. I/1, t. 2, ed. G. Cavallo et alii, Roma 1993, pp. 273-294), filosofia del linguaggio (Filosofia del linguaggio, in Storia della linguistica, ed. G. C. Lepschy, II, Bologna 1990, pp. 101-137) e grammatica speculativa (La grammatica speculativa, in Aspetti della letteratura latina del secolo XIII, ed. C. Leonardi, G. Orlandi, Perugia-Firenze 1986, pp. 147-167). Ma ancor prima, la considerazione delle pretese universalistiche della logica aristotelica e delle resistenze che questa trovava nella dottrina trinitaria, aveva imposto alla sua attenzione quel nesso tra logica e teologia che avrebbe caratterizzato una serie di studi di logica trinitaria, permettendogli di recuperare uno dei tratti più tipici della scuola romana, ovvero l’idea, particolarmente sentita da Bruno Nardi, che si dovesse cercare il pensiero filosofico, e nella fattispecie logico, non solo nelle opere strettamente filosofiche (logiche e sermocinali), ma anche e soprattutto in quelle teologiche, perché era lì, nelle pieghe dottrinali di un mondo essenzialmente religioso, che i più autentici problemi logico-filosofici dei medievali si erano costituiti e andavano cercati. Tra questi studi, si possono ricordare i primi dedicati a Enrico Totting e all’anonimo De modo predicandi ac sylogizandi in divinis (tra cui: Logica aristotelica e teologia trinitaria. Enrico Totting da Oyta, in Studi sul XIV secolo in memoria di Anneliese Maier, ed. A. Maierù, A. Paravicini Bagliani, Roma 1981, pp. 481-512 e Logic and Trinitarian Theology: De modo predicandi ac sylogizandi in divinis, in Meaning and Inference in Medieval Philosophy, ed. N. Kretzmann, Dordrecht 1988, pp. 247-295) – riconducibili, nella raccolta del materiale inedito, a un soggiorno presso il Grabmann Institut dell’Università di Monaco come borsista dell’Alexander von Humboldt Stiftung (1979-1981); e quelli più recenti consacrati alle dottrine di Pietro de Pulkau («Ymaginatio manuductiua»: logica e teologia trinitaria in Pietro de Pulkau, in Itinéraires de la raison. Études de philosophie médiévale offertes à Maria Cândida Pacheco, éd. J. F. Meirinhos, Louvain-La Neuve 2005, pp. 347-364) e Odo Rigaldi (Universali e Trinità ancora una volta: una questione di Odo Rigaldi, in Adorare caelestia, gubernare terrena, ed. P. Arfé et alii, Turnhout 2011, pp. 327-341).

A partire dal 1976, Maierù aveva intanto orientato le sue ricerche anche sulle istituzioni scolastiche, approfittando dell’invito al XVII Convegno del Centro di studi sulla spiritualità medievale (Todi 11-14 ottobre 1976), dedicato al tema delle scuole degli ordini mendicanti. Il suo intervento verteva sull’organizzazione degli studi e sul loro svolgimento (Tecniche di insegnamento, in Le scuole degli Ordini Mendicanti (secoli XIII-XIV), Todi 1978, pp. 304-352). Ne emergeva un insieme di temi e problemi (dalla varietà delle scuole e dei gradi di insegnamento, all’individuazione degli strumenti didattici, fino ai diversi aspetti normativi), destinati a essere ripresi in studi successivi, allargando progressivamente lo sguardo alle realtà universitarie, prima italiane e poi europee (University Training in Medieval Europe, Leiden-New York-Köln 1994). L’orizzonte delle sue ricerche veniva dunque ampliandosi, ma senza spezzare il filo dei suoi interessi. I programmi e le tecniche di insegnamento erano esplorati in stretta connessione con la produzione dottrinale – principalmente logica e filosofica – e con il contesto culturale. Un proposito che l’avrebbe condotto a considerare la stretta relazione esistente tra il nuovo ideale di sapere maturato grazie all’apporto della cultura araba (Saperi scientifici e antropologia: l’apporto della cultura araba, in Il secolo XII: la «renovatio» dell’Europa cristiana, ed. G. Constable et alii, Bologna 2003, pp. 423-459), la riflessione epistemologica sulla sua struttura (La struttura del sapere, in Storia della Scienza, ed. S. Petruccioli, vol. IV, Roma  2001, pp. 104-114 e 263-285), e gli ambiti disciplinari riconosciuti e praticati nell’università e, con propositi e obiettivi diversi, nelle scuole dei frati (Formazione culturale e tecniche d’insegnamento nelle scuole degli Ordini mendicanti, in Studio e studia: le scuole degli Ordini mendicanti tra XIII e XIV secolo, Spoleto 2002, pp. 3-31).

Studioso scrupoloso del pensiero medievale e delle sue condizioni di produzione e circolazione, Maierù ha manifestato un analogo impegno di attenzione e riflessione anche sulla letteratura critica e sulla storia della propria disciplina. Numerose sono le segnalazioni e le recensioni, tra le quali meritano di essere ricordate almeno quelle a Jan Pinborg, Logik und Semantik im Mittelalter, Stuttgart-Bad Cannstatt 1972 (in «Studi medievali», 17 [1976], pp. 1031-1033); a Maria Corti, Dante a un nuovo crocevia (Dante al crocevia?, in «Studi medievali», 24 [1983], pp. 735-748 e Il testo come pretesto, ivi, 25 [1983], pp. 847-855); a Lambert Marie de Rijk, La philosophie au moyen âge, Leiden 1985 (in «Archives Internationales d’Histoire des Sciences», 37 [1987], pp. 363-365), e all’edizione leonina del commento al De anima di Tommaso d’Aquino (in «Rivista di storia della filosofia», 44 [1989], pp. 178-188). Da esse, oltre a un rigore storico-filologico, che aveva nel richiamo alla centralità del testo il suo principio direttivo, trapela una particolare attenzione prestata al rapporto tra la filosofia e le altre forme culturali: due aspetti di un unico e coerente approccio al medioevo che, attraverso il magistero di Gregory, ha avuto ancora in Bruno Nardi il primo e indiretto maestro. E su Bruno Nardi, protagonista della medievistica novecentesca e come tale oggetto di diverse proposte interpretative, converge spesso l’ulteriore riflessione sulla storiografia filosofica che, oltreché nei contributi su Annelise Maier (Anneliese Maier e la filosofia della natura tardoscolastica, in Gli studi di filosofia medievale fra otto e novecento. Contributo a un bilancio storiografico, ed. R. Imbach, A. Maierù, Roma 1991, pp. 303-330 e, con Edith Sylla, Daughter of Her Time: Anneliese Maier (1905-1971) and the Study of Fourteenth-Century Philosophy, in Women Medievalists and the Academy, ed. J. Chance, Madison 2005, pp. 625-645), si manifesta attraverso una serie di iniziative didattiche e congressuali. Il riferimento è innanzitutto all’organizzazione, insieme a Ruedi Imbach, del convegno dedicato a Gli studi di filosofia medievale tra Otto e Novecento, tenuto a Roma, nei giorni 21-23 settembre 1989, e che aveva visto la partecipazione di alcuni tra i più illustri storici della filosofia e della scienza medievali d’Europa e d’America. La pubblicazione degli atti (Roma 1991) lascia indovinare l’impegno volto a definire e coordinare gli interventi per ottenere un quadro critico il più possibile analitico e completo sia degli orientamenti storiografici generali, sia delle aree geoculturali, sia dei temi e dei protagonisti più rilevanti, e rivela quanto Maierù fosse sensibile ai “contesti” e più in generale alla “storia” come fattore di costituzione delle idee – delle idee dei medievali, ma evidentemente anche di quelle dei loro interpreti moderni. D’altra parte, e con la dichiarata intenzione di riprendere e proseguire le ricerche di storia della storiografia presentate in quell’occasione, Maierù avrebbe organizzato una serie di seminari dedicati agli Studi di filosofia medievale negli ultimi due secoli (1999); a Dante e la filosofia nella storiografia dell’Otto e del Novecento (II semestre 2003); a La storiografia sull’aristotelismo e l’averroismo latino (II semestre 2004) e a Gioacchino da Fiore e il gioachimismo nella storiografia tra Otto e Novecento (II semestre 2005).

Sensibile alla storia della propria disciplina, Maierù è stato non meno attento alle sue possibilità di sviluppo e di promozione politica e culturale, attraverso i diversi incarichi istituzionali e l’assidua partecipazione associativa. Tra i promotori di «Medioevo. Rivista di Storia della filosofia medievale» e inserito nel suo comitato direttivo, Maierù è stato membro, dal ’77, della Commissione nazionale per il Corpus philosophorum Medii Aevi dell’Unione Accademica Nazionale. Socio corrispondente dal ’93 della Royal Danish Academy of Sciences and Letters di Copenhagen, Maierù è stato, inoltre, tra i componenti dal 2006 del Comitato scientifico di «Memorie Domenicane», membro corrispondente dal 2008 dell’Académie Internationale d’Histoire des Sciences – International Academy of the History of Science, e componente del Consiglio scientifico del Centro Italiano di Studi sul Basso Medioevo (CISBaM) – Accademia Tudertina. Iscritto fin dal ’72 alla Société Internationale pour l’Étude de la Philosophie Médiévale (SIEPM), è stato membro del Bureau dal ’77 all’’87, e dall’’82 in qualità di vicepresidente. Infine, tra i soci fondatori della Società Italiana per lo Studio del Pensiero Medievale (SISPM), Maierù ne è stato il primo Presidente dal ’90 al ’96.

Ma oltreché nell’attività scientifica e negli incarichi istituzionali, l’impegno umano e professionale di Maierù si è manifestato soprattutto nell’insegnamento, nel quale ha a lungo proposto quanto di meglio conseguito nell’ambito della ricerca. Soprattutto negli anni ’70 e ’80, numerosi sono i corsi che riflettono l’attualità dei suoi interessi e dei suoi studi: dai seminari danteschi (1971-1972), di logica modernorum (1970-1971) e di semantica medievale (1988), ai corsi sulla filosofia del linguaggio (1984-1985 e 1985-1986), sulla teoria del segno (1977-1978 e 1978-1979) e sulla logica trinitaria (1980-1981 e 1988-1989). Va detto, tuttavia, che al di là dei suoi autori e dei suoi temi di elezione, Maierù ha preparato, e sempre con scrupolo e dedizione, corsi e lezioni documentatissime – costante, in aula, il ricorso alle sue “schede”, con annotati riferimenti bibliografici supplementari, spesso di strettissima attualità – su Agostino, Boezio, Abelardo, Guglielmo di Conches, Gioacchino da Fiore, Alberto, Bonaventura, Tommaso, Sigieri, Boezio di Dacia, Dietrich di Freiberg, Meister Eckhart e Ockham, dominando l’intero percorso storico della filosofia medievale. E proprio questo impegno didattico come trasmissione e condivisione di un sapere storico-critico, di cui Maierù, certo con il suo riserbo, non ha mai ignorato la forza di disincanto e di emancipazione, definisce in breve il profilo di un maestro esemplare, che nell’insegnamento universitario ha sempre cercato di rendere disponibili i risultati di un lavoro scientifico «sempre altamente specialistico» (Porro), condotto senza mai tralasciare le fonti inedite e senza mai separare la storia del pensiero da quella delle sue condizioni di produzione e nella piena consapevolezza degli orientamenti che ne hanno storicamente comandato la ricostruzione.

 

Riferimenti bibliografici

Frova C., In memoriam, in «Memorie Domenicane», 42 (2011), pp. 9-12

Porro P., Alfonso Maierù (1939-2011), in «Quaestio», 10 (2010), pp. IX-XI

Sannino A., Valente L., In Memoriam di Paolo Lucentini e Alfonso Maierù, in «Doctor Virtualis», 11 (2011), pp. 217-230

Valente L.,  In ricordo di Alfonso Maierù, in «Medioevo», 37 (2011), pp. 381-385

 

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